giovedì 12 maggio 2011

Carichi sospesi, normative e sicurezza nel pubblico spettacolo

Sono a segnalare l'arrivo di una normativa molto interessante in merito ai carichi sospesi all'interno dei locali di pubblico spettacolo.
Credo sia un passo decisamente importante verso la sicurezza non solo degli operatori, ma di artisti e pubblico (si ricordino incidenti in eventi particolarmente recenti).

Si pensi che ad oggi non è mai stato obbligatorio misurare i carichi distribuiti sulle varie strutture.

Ad oggi la tecnologia offre la possibilità di una misura costante, in wifi, tramite dinamometri prodotti dalla Elion distribuita in Italia dalla Molpass srl di San Giovanni in Persiceto (Bo)

Riporto dal sito www.caricosospeso.com

Il sollevamento di carichi consistenti riconducibili ad apparecchiature audio e luci sulla testa delle persone, siano essi pubblico o addetti ai lavori, è una attività a cui occorre porgere un controllo e una vigilanza che non può essere frutto di osservazioni oculari né tantomeno di somme aritmetiche degli stessi carichi posti in gioco.

La tendenza negli allestimenti contemporanei è quella di sospendere il maggior numero di apparecchiature possibili per esigenze sceniche e spesso le infrastrutture di supporto (tralicci, americane ecc.) sono parte integrate della scenografia che in determinate situazioni possono muoversi durante lo spettacolo.

Da queste considerazioni emerge la necessità scientifica di considerare l’aspetto statico e/o dinamico di tutti i componenti interessati dal sollevamento e il loro comportamento vettoriale e reattivo durante il movimento, soprattutto per quanto concerne il limite di crisi e di rottura degli organi di sollevamento (funi, bande, catene, cinghie, ganci ecc.).

In pratica può succedere che il carico, che noi pensiamo essere equilibrato e contenuto nei limiti di rottura degli organi di sollevamento, può per ragioni fisiche e matematiche risultare invece squilibrato e superare il limite dei coefficienti di sicurezza esistenti.

Superare il limite di sicurezza significa rischiare la rottura ed il conseguente crollo della struttura, con inevitabili danni anche gravi a persone e/o cose. Questo rischio non è accettabile per chi desidera avere la certezza di cosa è sostenuto in quota e di come viene trattenuto/movimentato.

Oltre a quanto sopra occorre considerare che un luogo di pubblico spettacolo sia esso all’aperto o al chiuso, permanente o temporaneo, è soggetto ad aggravanti atmosferiche quali vento o neve in accumulo sul tetto che possono ridurre ulteriormente i limiti di sicurezza.

L’esperienza del rigger e/o del collaudatore, anche il più scafato, purtroppo non può garantire l’affidabilità necessaria per capire quali forze siano realmente in gioco nella struttura complessa realizzata, a maggior ragione se vi sono carichi dinamici.

Le soluzioni al problema possono essere di due tipi:

dotarsi di un sistema pesatura “terzo” (Eilon Engineering) che in tempo reale rilevi i dati e faccia le opportune comparazioni determinando eventuali sovraccarichi in essere. Tale sistema ha il vantaggio di produrre un documento attestante la situazione in esercizio e può essere utilizzato con tutti i tipi di strutture e paranchi esistenti.
2- dotarsi di paranchi di nuova generazione (BGV-C1) che dispongano di un meccanismo di arpionaggio del carico in grado di intervenire in caso di rottura dell’organi di trasmissione e che siano in grado di comunicare il valore del carico sollevato.



Segnalazione Ministero dell'Interno
Circolare ministeriale


martedì 9 novembre 2010

Scelte professionali sbagliate: rischi, conseguenze e coraggio di decidere


Ritorno su questo spazio per sfogarmi un po'.
Per la seconda volta a distanza di 5 anni a fronte di una mia protesta, urlata, motivata e indiscutibile mi sono sentito rispondere con la stesse parole:
“Questa è la _ _ _ _ _ _ _ (nome dell'azienda)”
Dal momento in cui questa frase ha invaso l'altoparlante del mio telefono ho capito che la collaborazione tra me e l'azienda è giunta a termine. 
Io non sono fatto per la rassegnazione e credo che sia necessario prendere decisioni coraggiose che implicano la chiusura dei rapporti professionali. Un dovere nei confronti di me stesso, dei miei clienti e dei collaboratori. 
Ad oggi il mio settore è già sufficientemente rassegnato di suo. Crisi, concorrenza esasperata e impreparazione imbarazzante dei valutatori. 
A questo punto non resta che tanta amarezza per una scelta sbagliata.
Come di consueto la pagherò o meglio la sto già pagando esageratamente cara. 
Non posso attribuire a nessuno, se non a me stesso, le responsabilità di questo grossolano errore di valutazione. 
Non sono più quello di una volta.
Se continua così, dovrò sostituire la mia passione professionale con quella sportiva e anziché scrivere di normative diffonderò le mie tabelle di allenamento, stili vari, esercizi di miglioramento e nuoto total immersion.
;-(

martedì 20 aprile 2010

Reti di imprese: assurdità contemporanee

Partendo dall'intelligentissimo bando di ermesimprese.it sul finanziamento delle reti di imprese, mi è venuto spontaneo scrivere questa riflessione.

Ritengo assai paradossale che si decida di partecipare a bandi fondati sulla progettazione di reti finalizzati all'incremento del proprio business, senza avere la massima collaborazione da parte di tutti i membri.
Rispetto ad un tempo, imprenditori, dipendenti, professionisti e soggetti pensanti si trovano sempre di più in preda al problem solving contingente che porta ad una piuttosto inutile ubiquità fisica e ad un'arida desolazione intellettuale.
Così la cara e vecchia programmazione diventa un retaggio legata forse alle cabine telefoniche e ancor di più va in deafult la concentrazione nel caso in cui i soggetti in questione siano superiori a 3. Ricordo ancora quell'esperimento di psicologia sociale in cui all'interno di una stanza veniva immesso artificialmente fumo e odore di bruciato in modo crescente.
Le situazioni a confronto erano due:
1) soggetto singolo
2) gruppo di persone tra loro sconosciute
I primi reagivano tempestivamente, mentre i secondi, in uno pseudo gruppo, attendevano tempi lunghissimi e che la situazione si aggravasse. A quel punto intervenivano, solo dopo aver atteso all'impossibile la reazione altrui.
Non avrei mai creduto che il comportamento fosse simile anche nel mondo business quando il rischio da correre è misurabile nella somma di [tempo, concentrazione e competenza] e, in caso di vittoria, il guadagno sarebbe un finanziamento in un momento di crisi.
Così l'onore di essere "manager di rete", ideatore e redattore è un modo per camuffare il distacco dalla situazione con un titolo offerto in permuta all'oblio.
A quanto pare sono più importanti le contingenze.
I finanziamenti possono aspettare.
Come sempre alla fine ci si lamenterà con il solito qualunquismo (soldi alle solite cooperative - in Emilia Romagna è d'obbligo, commissione disinteressate, nepotismo, ecc...) piuttosto di impegnarsi un po' ad uscire dalla propria sicura consuetudine.
Che delusione.