mercoledì 25 novembre 2009

Il calabrone non lo sa! O lo sa?



Commento all'articolo apparso sul sito Repubblica Parma del 25 novembre 2009 dal titolo: "Deko di Felegara a rischio chiusura".



Apprendo oggi da una testata nazionale, nella sezione dedicata alla mia città, che l'azienda in cui ho iniziato la mia vita professionale è a rischio chiusura.
Con queste poche righe voglio esprimere la mia solidarietà agli amici che hanno condiviso sette anni fondamentali della mia vita, dal punto di vista umano e professionale.
In questo momento rivedo il volto di tutti coloro che hanno sopportato le mie insistenti richieste, la mia maniacale attenzione verso le campionature, le gioie e i dolori di vittorie e sconfitte.
Volti di persone che formano un gruppo corretto e sincero in un mondo in cui chi vince, agli occhi dei più, è chi paventa sconti imbecilli. Mercato in cui la sostanza lascia spazio alla forma, dove la referenza e la continua celebrazione di essa dovrebbe determinarne il futuro (ieri è un altro giorno
). 
Dell'azienda inserita nell'articolo di Repubblica resta una parte. L'altra è tra le aziende del settore, distribuita, parcellizzata in ruoli e posizioni tra concorrenti più o meno ispirati ai fasti di un'azienda che ha saputo offrire lezioni di stile. [io non credo in questa emulazione e per questo ho cercato un'azienda più matura
].
In ogni caso un ironico applauso lo rivolgo ai compratori, che continuano imperterriti e liberamente (caro Mercato mai avrei pensato permettessi tutto ciò!) a gestire il proprio mondo trascurando l'ambiente. Un solipsismo, superato dalla filosofia, ma tutt'ora centrale nel lor pensiero.
Ho riflettuto per un anno, forse il peggiore della mia vita, e mi sono posto domande su domande, ma sono giunto alla rassegnazione.
Stessa metaforica rassegnazione dei fisici davanti al volo improbabile del “calabrone viola”.
L'imenottero solipsista in questione, assurdo per il volo, tocca fiori qua e là, ignaro o consapevole che la propria massa potrà distruggere i condotti in cui passa la linfa vitale e di tutte le particelle che la compongono. 
Nel caso in questione le particelle prendono un nome diverso: amici.
Coraggio ragazze e ragazzi, date lezione di volo al calabrone.



domenica 1 novembre 2009

Imprenditore industriale Vs contract manager = 1-0


imprenditore
s. m. [f. -trice] chi esercita professionalmente un'attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi [
rif. dizionario Garzanti online]


Nell'affrontare un progetto integrato piuttosto complesso, mi sono relazionato con una categoria che pensavo vivesse solo nei libri di economia.
L'imprenditore industriale. Nel mio mondo gli imprenditori hanno una visione molto contaminata e il concetto di industria è spesso subordinata al commercio (alla ricerca di fatturato). Il mondo dell'arredamento che si orienta alla realizzazione di progetti integrati, volgarmente "contract", è basato sulla capacità di saper integrare prodotti di settori non correlati. Facile per un contract manager e relativa squadra relazionarsi con soggetti già in possesso "dell'enciclopedia" operativa. Diverso è relazionarsi con la categoria oggetto di questo post. L'industriale ha una visione rigida ed è strutturato per soddisfare il suo core business e incrementare il suo prodotto. Chiedere di estendere il proprio campo di competenza è lecito, ma la risposta resta nella mera cortesia. Cito ad esempio questa mia esperienza. Pur avendo delle credenziali uniche sul settore con Poltrona Frau, ho avuto modo di riscontrare una reazione fredda e contemplativa dinanzi ad un progetto corposo dall''imprenditore in questione, che riporto: "Lo studio di questa struttura sono costretto a quantificarlo con un professionista esterno che vi verrà addebitato in anticipo. Non voglio che la mia azienda venga legata alla buona riuscita della vostra realizzazione, io produco e devo essere pagato per questo". La reazione da parte dei miei colleghi a queste parole è stata di sconcerto e quasi di sfida. Io invece ho insistito per proseguire, credo trovando un importante vantaggio economico per la mia azienda. Da questa vicenda ho tratto un grosso insegnamento. L'idea imprenditoriale che da artigiana si evolve in industria, è il valore principale su cui si fondano i personaggi che guidano il processo e ne hanno assoluto rispetto. Ma per quale motivo non accettiamo che un industriale che opera nel manifatturiero si rifiuti di estendere in modo orizzontale il proprio business, mentre accetteremmo supinamente la stessa rigidità in settori legati alla tecnologia? Non chiederemmo mai ad un produttore di casse acustiche di studiare una staffa che si vincoli al corian, ma chiederemmo sicuramente ai produttori di tessuto di tappezzare. Eppure entrambi hanno tecnologie specifiche e sono autorizzati a non voler estendere il proprio business. Ma dalla prima azienda siamo disposti ad accettare il rifiuto fin dall'inizio, mentre dai secondi ci aspettiamo sempre soluzioni. Ricordiamocelo. La specializzazione implica spesso rigidità e schemi al di là che sia industria o tecnologia. Sta a noi contract manager aver la sensibilità di capire questo, anche quando i colleghi tendono ad irrigidirsi un po'. La mediazione, la comprensione, e l'umanità distinguono anche in questo settore, non solo nella vita di tutti i giorni.