Commento all'articolo apparso sul sito Repubblica Parma del 25 novembre 2009 dal titolo: "Deko di Felegara a rischio chiusura".
Apprendo oggi da una testata nazionale, nella sezione dedicata alla mia città, che l'azienda in cui ho iniziato la mia vita professionale è a rischio chiusura.
Con queste poche righe voglio esprimere la mia solidarietà agli amici che hanno condiviso sette anni fondamentali della mia vita, dal punto di vista umano e professionale.
In questo momento rivedo il volto di tutti coloro che hanno sopportato le mie insistenti richieste, la mia maniacale attenzione verso le campionature, le gioie e i dolori di vittorie e sconfitte.
Volti di persone che formano un gruppo corretto e sincero in un mondo in cui chi vince, agli occhi dei più, è chi paventa sconti imbecilli. Mercato in cui la sostanza lascia spazio alla forma, dove la referenza e la continua celebrazione di essa dovrebbe determinarne il futuro (ieri è un altro giorno).
Dell'azienda inserita nell'articolo di Repubblica resta una parte. L'altra è tra le aziende del settore, distribuita, parcellizzata in ruoli e posizioni tra concorrenti più o meno ispirati ai fasti di un'azienda che ha saputo offrire lezioni di stile. [io non credo in questa emulazione e per questo ho cercato un'azienda più matura].
In ogni caso un ironico applauso lo rivolgo ai compratori, che continuano imperterriti e liberamente (caro Mercato mai avrei pensato permettessi tutto ciò!) a gestire il proprio mondo trascurando l'ambiente. Un solipsismo, superato dalla filosofia, ma tutt'ora centrale nel lor pensiero.
Ho riflettuto per un anno, forse il peggiore della mia vita, e mi sono posto domande su domande, ma sono giunto alla rassegnazione.
Stessa metaforica rassegnazione dei fisici davanti al volo improbabile del “calabrone viola”.
L'imenottero solipsista in questione, assurdo per il volo, tocca fiori qua e là, ignaro o consapevole che la propria massa potrà distruggere i condotti in cui passa la linfa vitale e di tutte le particelle che la compongono.
Nel caso in questione le particelle prendono un nome diverso: amici.
Coraggio ragazze e ragazzi, date lezione di volo al calabrone.
Con queste poche righe voglio esprimere la mia solidarietà agli amici che hanno condiviso sette anni fondamentali della mia vita, dal punto di vista umano e professionale.
In questo momento rivedo il volto di tutti coloro che hanno sopportato le mie insistenti richieste, la mia maniacale attenzione verso le campionature, le gioie e i dolori di vittorie e sconfitte.
Volti di persone che formano un gruppo corretto e sincero in un mondo in cui chi vince, agli occhi dei più, è chi paventa sconti imbecilli. Mercato in cui la sostanza lascia spazio alla forma, dove la referenza e la continua celebrazione di essa dovrebbe determinarne il futuro (ieri è un altro giorno).
Dell'azienda inserita nell'articolo di Repubblica resta una parte. L'altra è tra le aziende del settore, distribuita, parcellizzata in ruoli e posizioni tra concorrenti più o meno ispirati ai fasti di un'azienda che ha saputo offrire lezioni di stile. [io non credo in questa emulazione e per questo ho cercato un'azienda più matura].
In ogni caso un ironico applauso lo rivolgo ai compratori, che continuano imperterriti e liberamente (caro Mercato mai avrei pensato permettessi tutto ciò!) a gestire il proprio mondo trascurando l'ambiente. Un solipsismo, superato dalla filosofia, ma tutt'ora centrale nel lor pensiero.
Ho riflettuto per un anno, forse il peggiore della mia vita, e mi sono posto domande su domande, ma sono giunto alla rassegnazione.
Stessa metaforica rassegnazione dei fisici davanti al volo improbabile del “calabrone viola”.
L'imenottero solipsista in questione, assurdo per il volo, tocca fiori qua e là, ignaro o consapevole che la propria massa potrà distruggere i condotti in cui passa la linfa vitale e di tutte le particelle che la compongono.
Nel caso in questione le particelle prendono un nome diverso: amici.
Coraggio ragazze e ragazzi, date lezione di volo al calabrone.

